
Pietro Terzini e il peso del giudizio degli altri
Nella Sala ipogea del Foro Romano della Veneranda Biblioteca Ambrosiana opere che combinano testo e immagine, con omaggi ai simboli di Milano
C’è tempo fino al 14 ottobre per vedere, alla Pinacoteca Ambrosiana, la mostra «Pietro Terzini. Are you in love? No I’m in Milano», un progetto «a (non) cura» (come recita con autoironia la comunicazione) di Antonello Grimaldi, segretario generale della Veneranda Biblioteca Ambrosiana, e dell’artista stesso. Perché «a (non) cura»? Perché, risponde Antonello Grimaldi, «Pietro Terzini non ha bisogno di curatori», essendo il suo linguaggio aperto a tutti ed essendo, ai suoi occhi, l’interpretazione di ogni visitatore parte integrante dell’opera stessa.
Nella Sala ipogea del Foro romano, la mostra esibisce 11 lavori su carta, sei neon e tre «specchi» realizzati con Cassina: lavori in cui la parola gioca un ruolo preminente ma in cui non mancano gli omaggi visivi a simboli di Milano come la «Madonnina» del Duomo o a opere iconiche dell’Ambrosiana stessa (la prima Biblioteca aperta al pubblico in Europa e il Museo più antico di Milano), come la celeberrima «Canestra di frutta» di Caravaggio, uno dei capolavori acquisiti dal fondatore, il cardinale Federico Borromeo (1564-1631). […]
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© testo Ada Masoero © foto Melania Dalle Grave. Dsl-Studio