Glauco Cavaciuti intervistato da Rosato Studio&Agency

Glauco Cavaciuti intervistato da Rosato Studio&Agency

Intervista a Glauco Cavaciuti, gallerista milanese, sul suo incontro con Pietro e sul valore della normalità nell’arte contemporanea.

“Un gallerista deve vendere emozioni, non solo quadri”

L’inizio di un incontro fortunato

«Ciao, Cile!», saluta con un sorriso Glauco Cavaciuti. A 54 anni, il gallerista milanese ha già attraversato diversi capitoli della storia dell’arte: dal collezionismo del Seicento, all’arte del Novecento, fino a quella contemporanea. «Da quando ho diciassette anni mi occupo d’arte. Compro, vendo e vivo di arte. È un amore che non mi ha mai lasciato.»

Racconta che l’incontro con Pietro è nato per caso, durante un aperitivo con un’amica, Chiara Cazzamali. «Mi disse di aver conosciuto un artista che mi sarebbe piaciuto. A dire la verità, ricevo proposte simili ogni giorno: amici, parenti, fidanzati o figli di qualcuno che dipingono. Ma quella sera, mentre Chiara parlava, ho aperto Instagram e ho scritto direttamente a Pietro. Dopo pochi minuti avevamo già fissato un appuntamento per il giorno dopo.»

Cavaciuti ricorda con affetto quella prima visita nello studio di Lodi: «L’ho trovato vero, sincero, con le tele sparse per terra, non per disordine ma per naturalezza. Mi sono piaciute subito. Non ricordo se ne ho comprate cinque o dieci, ma gli dissi: “A febbraio ti faccio una mostra”. Era settembre. Non è qualcosa che faccio spesso, ma sentivo che c’era qualcosa di speciale.» […]

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© Pabla Pastene

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