Paolo Ceribelli


METTERE AL MONDO IL GLOBO

Di Chiara Canali

 

Premessa

Mettere al mondo il mondoè il titolo di un gruppo di lavori a biro di Alighiero Boetti che simboleggia la concezione della “totalità del mondo” presente in tutte le opere dell’artista e che trova in esse espressione varia e differenziata.Mettere al mondo il mondosimboleggia il complesso e lungo processo di creazione del mondo, di nascita delle civiltà, caratterizzato dalla elaborazione della scrittura e della lingua e dallo sviluppo delle tradizioni e delle culture dei popoli. In Mettere al mondo il mondoil riferimento è puramente linguistico, perché presenta una particolare coincidenza di forma e contenuto che tematizza la scoperta della lingua e la comprensione dell’esistenza di una convenzionalità alla base del comunicare.

La stessa convenzione, la stessa arbitrarietà si ritrova nella classificazione geopolitica come sistema di interpretazione della realtà geografica. Nella serie delle Mappe, che fa seguito all’opera Planisfero Politico(una carta geografica su cui l’artista delinea i confini nazionali di ciascun Paese con i colori e i motivi delle bandiere nazionali) Alighiero Boetti fa eseguire degli arazzi in cui ogni territorio viene ricamato con i colori e i simboli della bandiera di appartenenza, aggiornandosi ai cambiamenti prodotti dalla mutata situazione politica.

 

First step: World Flags

Le mappe del mondo, a distanza di quasi  mezzo secolo, sono di nuovo protagoniste sulla scena artistica contemporanea nella serie World Flagsdi Paolo Ceribelli, che utilizza la suddivisione dello spazio secondo una scansione cartografica dell’emisfero, ma con intenti radicalmente diversi rispetto al predecessore. Punto di partenza è la suggestione estetica e bidimensionale della mappa che dagli studi scolastici a famosi giochi in scatola, dall’utilizzo stradale fino alla recente riproposizione iconografica di Alighiero Boetti, ha mostrato una sua continuità e vitalità nel patrimonio visivo dell’uomo. Lo stesso si può dire per quanto riguarda le bandiere e i vessilli che fin dall’antichità con le loro forme e colori hanno identificato simbolicamente nazioni e fazioni. Come ha giustamente sottolineato Boetti, “Il lavoro della Mappa ricamata è per me il massimo della bellezza. Per quel lavoro io non ho fatto niente, non ho scelto niente, nel senso che: il mondo è fatto com’è e non l’ho disegnato io, le bandiere sono quelle che sono e non le ho disegnate io, insomma non ho fatto assolutamente niente; quando emerge l’idea base, il concetto, tutto il resto non è da scegliere”[1]. Altrettanto potrebbe affermare Paolo Ceribelli a proposito delle sue World Flagsnate come omaggio al lavoro e alla ricerca di Boetti e riproposte oggi secondo il presupposto della “ripetizione differente” teorizzata da Renato Barilli[2], che ricorda le prospettive di chi vuole rivisitare il passato e la storia valendosi di una mutata chiave concettuale.

Al pari delle Mappedi Boetti, Paolo Ceribelli, dopo aver delineato la forma del planisfero su fondo monocromatico, procede attraverso un intervento di colorazione dei diversi paesi coi motivi delle bandiere, ma non con quelle coincidenti con i luoghi di provenienza, bensì con altre scelte arbitrariamente secondo una libera associazione di idee e modelli. La corrispondenza tra territorio, stato, confini artificiali e i rispettivi colori della bandiera viene negato in luogo di scomposizioni differenti, apparentemente senza finalità e intenzioni critiche, bensì al solo scopo di contemplare gli accenti estetici nel casuale accostamento di forme, colori, linee e simboli. 

 

Second step: Toy Soldiers Era

A questo punto, dopo una prima osservazione frontale, è bene avvicinarci alle tele dell’artista per osservare di cosa si compone la materia e la sostanza del lavoro. Non si tratta infatti solamente di campiture cromatiche o di velature di colore ma entra in azione un elemento costante che da solo o ripetuto in file, colonne, gruppi, schieramenti costituisce il marchio di fabbrica dell’artista: il soldatino di plastica. La scelta e la ripetizione di una componente, di un frame oggettuale dando luogo a texture o patterns che disegnano particolari forme geometriche o figure allusive, costituisce una delle cifre più significative delle ultime tendenze dell’arte scultorea contemporanea, chiamando in causa alcuni tra gli elementi più comuni come il chewing gum (Maurizio Savini), le fette di pan carrè (David Reimondo), i tessuti (Michele Giangrande).

Il gioco dei soldatini di plastica è stato per lungo tempo un passatempo innocente per fanciulli che successivamente si è trasformato in un hobby per adulti, quello del collezionismo, a cui corrisponde la ricerca di marche e soggetti sempre diversi. E lo stesso Ceribelli non si è sottratto alla mania del collezionismo, tramandando dall’infanzia fino ai nostri giorni l’ossessione degli album di figurine con il conseguente momento della raccolta, degli scambi e dell’accumulo.

Un altro collegamento risulta immediato con il gioco di strategia del RisiKo!che mette in scena una guerra planetaria nel confronto di gruppi di forze armate identificate tramite il colore di piccoli carri armati in plastica.

D’altra parte oggi stiamo vivendo l’era di una nuova militarizzazione: tutti noi abbiamo sotto gli occhi le immagini televisive e cinematografiche del continuo dispiegamento di forze militari nei più disparati angoli del globo. Come non rigettare allora l’atmosfera di una “Toy Soldiers Era” nell’ambito della speculazione artistica?

Per Ceribelli il carattere esteriore di un’epoca diventa segno distintivo del suo tempo privato e della sua opera. Nella successione delle fogge, degli aspetti e delle pose dei soldatini (in alcuni casi anche dei carri armati o degli aerei) e nel vasto assortimento di colori e tinte uniformi (ottenuti attraverso un vero e proprio bagno di colore) si distingue la materia stessa dell’opera di Ceribelli che considera i soldatini non nella singolarità del singolo pezzo ma nell’accostamento di sequenze ritmiche che danno luogo alla costruzione di bassorilievi oggettuali, scultorei, che in certi punti ripercorrono la monocromia delle campiture dipinte, in altri disegnano motivi differenti, come nel caso delle bandiere dei paesi che seguono l’andamento del profilo cartografico. Allo stesso modo in cui sulla tela si alternano tonalità e timbri, ombre e luci che regalano movimento e plasticità alla mimesi del reale, così la tecnica di accostamento dei soldatini sfrutta l’aspetto timbrico e tonale dell’oggetto che scaturisce dall’alternanza di forme e sagome differenti, e mette in moto variazioni luministiche mediante la modulazione di strutture che seguono rotte e direttrici intervallate. Il risultato è fortemente pittorico, espressivo, nonostante sia ottenuto attraverso un procedimento rigidamente meccanico, matematico, eseguito manualmente dall’artista incollando un soldatino dopo l’altro sulla tela. Nell’opera di Paolo Ceribelli, a differenza infatti di quanto avveniva per il lavoro di Boetti, Artista e Artefice corrispondono in un processo in cui l’immagine, dopo essere stata ideata, diventa fonte di gioco, espediente ludico in mano all’artista e che si concretizza con le sue mani.

 

Third step: Globe-Global

 

Paolo Ceribelli non vuole dunque ripercorrere la strada dei d’aprèsdove all’atto di omaggio al grande del passato si unisce l’orgoglio di sfidare il maestro per piegare la sua poetica entro le leggi del proprio stile. Ritornando al discorso di Barilli sulla “ripetizione differente”, il lavoro di Ceribelli presenta un tratto differenziale rispetto alla lezione del testo originario, in quanto le posizioni dell’imitato e dell’imitatore sono ben distinte. Il processo avviene attraverso fasi di condensazione e spostamento che si concretizzano nell’assimilazione di un concetto e nella sua ripetizione variata, critica, analitica.

Come nel Planisfero politicodi Boetti, le World Flagsdi Ceribelli presentano delle proporzioni diverse, e in certi casi sono state allungate le superfici dei paesi riportate dal globo al piano. Si riconosce, per certi versi, un ingrandimento che riguarda i territori del Nord America, della Ex-Unione Sovietica e della Cina, cioè delle nazioni che detengono i rapporti di forza e gli interessi militari, per altri, un ribaltamento dei confini e delle estensioni di certe nazioni che potrebbero idealmente rivestire un ruolo alternativo, come Cuba, Giappone, Gran Bretagna, Svizzera. Per sottolineare ancor di più l’emergere di nuovi equilibri di potere che spesso scavalcano gli stessi confini geopolitici, il colore delle bandiere, a differenza di Boetti, non ricalca quello degli stati sottostanti, ma sono stati rielaborati liberi accostamenti, dando luogo a significati e interpretazioni differenti: per esempio uno dei World Flagsi rifà al discorso della formazione dello stato di Israele, un altro mostra invece l’ “Italietta” stretta e compressa tra Usa ed Ex-Unione Sovietica, rievocando il periodo della guerra fredda. Altre volte il discorso mette in scena simbologie che esulano il riferimento ai motivi delle bandiere stesse per mettere in circolo nuovi modelli di riferimento sociale, economico e ideologico: dalla presenza sempre più imperante del Mc Donald (Mc World) alla bandiera dei pirati che fa capolino a sorpresa da sola (Pirates Flag) o tra una bandiera e l’altra. O ancora è di nuovo un atteggiamento ludico, demistificante, dissacrante nei confronti dei miti e dei riti collettivi, soprattutto in riferimento alla sottocultura americana: dalla rappresentazione grafica della bandiera sudista, che occupa tutto un planisfero intitolato Hazzard (dalla serie televisiva statunitense che presentava il motivo della bandiera sul tetto dell’auto dei protagonisti) allo scudo di Capitan America, supereroe della Marvel Comics amante della libertà e della democrazia, il cui motivo a righe concentriche occupa un’intera mappa. Per arrivare, con Usa Globetrotters, alla caricatura della famosa squadra di basket di Harlem che coniuga spettacolarità e comicità.

Infine possono essere i criteri della ricezione estetica, della suggestione visiva, che risultano subito evidenti nella successione dei segni e dei simboli grafici al centro delle bandiere (stelle, pallini, croci, lune, foglie), nell’alternanza di strisce verticali e orizzontali, temi concentrici e cuneiformi, elementi cromatici che si ripetono in bandiere appartenenti a stati in fondo molto diversi e spesso in conflitto tra loro (i colori rosso-bianco-blu nella bandiera americana, cubana, inglese, australiana, francese).

Insomma, lo stato di base del “Globo” che si manifesta nelle mappe di Ceribelli dovrebbe dare testimonianza di un concetto di “globalità” di cui si continua a parlare in maniera spesso fuorviante, ma che non sempre corrisponde alla realtà delle cose e che non tiene conto di tanti fattori politici o di differenze culturali.

L’oggettività apparente delle mappe, che corrisponderebbe alle diverse colorazioni dei paesi nell’emblema identitario delle bandiere nazionali, viene sconvolto e negato da Ceribelli mettendone alla luce le problematicità e le crisi che impediscono il sorgere di un pensiero politico mondiale, globale, totale. La terra abitata dagli uomini è una creazione che funziona attraverso strutture complesse. Per questo nel campo dell’arte è possibile giocare a “mettere al mondo il Globo" con l’elemento del soldatino, come se si trattasse di un Lego un po’ più azzardato, nel tentativo di cambiare e spostare i confini territoriali dei popoli (così come è possibile, arbitrariamente, allargare a dismisura uno stato in France Globeo Italian Globeo variarne la forma in sagome di animali Chinesepigo Americanpig), ma nella verità dei fatti l’artista ci avverte che questo è puramente un divertissement, un calembourdi soldatini colorati che dovrebbe mettere in guardia da ogni tentativo reale di manipolazione che non sia pensata per favorire il processo di crescita che unisce i popoli.

 

 

 



[1] Alighiero Boetti 1965-1994, catalogo della mostra, Galleria Civica d’Arte Moderna e Contemporanea, Milano 1996.

 [2] Renato Barilli, La ripetizione differente, Studio Marconi, Milano 1974. 

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